La nostra storia

Breve storia della nostra casa

Tra Cronaca e Memoria ... 

Tutto ha avuto origine da umili cose e da grandi cuori, di cui la Provvidenza si è servita in questi 60 anni per dare all'opera uno sviluppo che sa di prodigio. 

La radice ha un nome: don GUGLIELMO BIASUTTI, con il suo amore per Cristo e per i suoi poveri. 
E' doveroso dedicare alcune righe a questa grande figura indimenticabile.

1932



1932 - Don Biasutti, giovane sacerdote della diocesi di Udine (nato a Forgaria del Friuli nel 1904) era: ormai una bella realtà nel patrimonio intellettuale diocesano: laureato in teologia all'Università Pontificia Lateranense di Roma e in filosofia all'Università Cattolica di Lovanio (Belgio), svolge la sua attività in Udine come insegnante al Seminario e al collegio "Bertoni" e contemporaneamente come apprezzato conferenziere e predicatore. Gli si aprono, giovanissimo, le vie della carriera ecclesiastica, ma egli sente vivo il richiamo di un'altra vocazione: soccorrere i diseredati, gli ex-carcerati, i giovani abbandonati. E' la Provvidenza che lo guida, ed egli si lascia condurre per mano pur con il suo carattere deciso e tenace. 

Si comincia con la "Messa del povero" organizzata dalle Conferenze di S.Vincenzo. Si passa all'affitto in città di un capannone con 40 letti destinati ai barboni senza tetto. Il "professore", sempre continuando la sua attività professionale, condivide la vita dei suoi poveri, dormendo nel capannone in situazioni spesso drammatiche.

1934




1934 - Metà con offerte e metà a debito, don Biasutti compera una casa contadina con 6 campi in via Planis: i poveri oltre a un tetto avrebbero avuto la possibilità di sostenersi con il lavoro dei campi. 

Il cuore è grande e spazia con la fantasia. Ma sono gli stessi uomini ad aprire nuovi orizzonti: "Professore, Lei per noi, per redimerci, perde tempo. Se ci avesse preso da giovani!...Faccia un istituto per ragazzi della strada". 

Nonostante la grande crisi degli anni ‘30, altri cuori generosi vengono travolti. 

Sempre in via Planis c'è di fronte la ex-tenuta Mangilli, già adibita ad allevamento di cavalli, con una superficie di 16 campi e con 3 edifici in rovina. 

La nobildonna MELANIA ANGELI ved.BEARZI compera per don Biasutti tutta la tenuta. 

1937



1937 - Don Biasutti inizia la sua opera per orfani e la intitola a GIOACHINO BEARZI, il bambino che la signora aveva perso giovanissimo. 

Gli orfanelli sono pochi, ma i problemi sono tanti e crescono man mano che anche il loro numero cresce: problema economico e più ancora problema del personale per seguire i ragazzi. Ci vorrebbe Don Bosco! pensa don Biasutti, e il santo di Valdocco diventa per lui quasi un miraggio.

1939



1939 - Il sogno di don Biasutti si realizza: il 29 ottobre arrivano i Salesiani, con un sacerdote (don Davide Zampese) e due salesiani collaboratori. Prendono in mano l'opera, con lo stesso coraggio e la stessa fiamma di don Biasutti.  

Qui dobbiamo lasciare la persona di don Biasutti per concentrarci sullo sviluppo della sua opera. Egli continuò nella sua attività instancabile: cappellano militare sul fronte russo (medaglia d'argento - 1942), nel dopo-guerra la "Peregrinatio Mariae" in tutto il Friuli conclusa con l'istituzione della Casa per Esercizi e il Santuario alla Madonna Missionaria sul colle di Tricesimo, la fondazione degli Oblati diocesani, la fondazione del Piccolo Cottolengo friulano a S.Maria La Longa... Una vita di amore, fantasia, tenacia, intelligenza. E' morto a Udine nel febbraio 1985. Per maggiori particolari rimandiamo al volume "Guglielmo Biasutti nella tradizione udinese della carità" di Antonio De Cillia, Arti Grafiche Friulane 1992.


Ragazzi bisognosi e Provvidenza




Dai primi 60 allievi e da un modestissimo primo nucleo di edifici, l'opera crebbe secondo due inconfondibili linee e caratteristiche: la scelta dei ragazzi bisognosi e la presenza tangibile della Provvidenza. 

Essa le suscitò attorno una corrente di simpatia e di aiuto concreto e generoso, che si chiamò anzitutto lo stesso don Biasutti e la signora Bearzi, ma poi, solo per citare alcuni nomi, DANTE CAVAZZINI, Dalla Mora Arturo, Zampieri Ermenegildo, De Antoni Umberto e Maria, Battaglia Ottavio, Giacomuzzi Luciano, la CRUP, e tantissimi altri, gente semplice e oscura che ha aiutato, e continua ad aiutare, il Bearzi nelle forme più impensate. 

Scuola di Arti e Mestieri




L'istituto "Bearzi" nei primi anni fu semplicemente un convitto per ragazzi poveri e abbandonati che frequentavano le ultime 3 classi elementari alla scuola "I.Nievo" di via Gorizia. Poi arrivò l'approvazione di una scuola elementare interna. Al completamento della 5° elementare, secondo l'ordinamento scolastico di allora, la scuola continuava o nella media con indirizzi vari, a cui si accedeva con un esame di ammissione, o nella scuola di Avviamento al Lavoro, senza esami, che si distingueva in due indirizzi: industriale e commerciale. 

La scelta per il Bearzi fu quello industriale, ma, pur osservando le norme governative, fu messa in atto la caratteristica tipica della scuola salesiana: la scuola di Arti e Mestieri, che nei suoi 3 anni di corso preparava il ragazzo immediatamente al mondo del lavoro. Ed ecco la serie dei laboratori e l'anno di apertura: sarti 1940, calzolai 1941, falegnami 1943, meccanici 1957, elettromeccanici 1965. 

Nel 1956 venne l'autorizzazione del Ministero del Lavoro a gestire il Centro di Addestramento Professionale (CAP), che con la legge quadro del 1978 diventò Centro di Formazione Professionale (CFP). Veniva posta in questo modo un'attenzione particolare verso una educazione globale della personalità dell'allievo. 

Con la riforma scolastica del 1963 ebbe origine la Scuola Media Unica, che inglobava tutti i vari indirizzi delle medie, compresa la scuola di Avviamento al Lavoro. In tal modo la scuola professionale che prima iniziava subito dopo le elementari, ora incominciava dopo la 3° media. Il 1° giugno 1966 la Media del Bearzi otteneva il riconoscimento legale.

Ragazzi interni e semiconvittori




All'inizio e per molti anni furono ragazzi solo interni, sia perchè tutte le opere del genere a quel tempo erano solo convitti, ma anche per la particolare situazione familiare di moltissimi ragazzi. Solo negli anni ‘60 si iniziò ad accogliere anche i semiconvittori, la cui presenza soppiantò quella dei convittori. Oggi gli allievi sono tutti esterni.

Teatro, banda, operette




L'attività in mezzo ai ragazzi non poteva non connotarsi per le caratteristiche dimensioni giovanili e salesiane, in particolare il gioco, la musica, il teatro, lo sport. 

La sala del teatro per i primi 20 anni aveva la sua sede nella vecchia stalla della tenuta, opportunamente aggiustata: fu una sede gloriosa perchè le recite erano frequentissime e molto curate; vi accorreva anche tutta le gente della zona. 

(La stalla era adiacente alla vecchia scuderia, anch'essa trasformata da abili architetti, amici di d.Biasutti, in una chiesetta tanto cara al fondatore che l'aveva dedicata a "Gesù.Carità". La chiesetta e il teatro furono abbattatuti nel 1960 per far posto all'attuale chiesa parrocchiale). 


La banda ha animato con le sue allegre esecuzioni la vita della casa per un trentennio. La musica ha sempre avuto un ruolo importante sia nel campo ricreativo sia in quello religioso.

Nella storia del Bearzi non può mancare un cenno alle famose "operette" musicali che ogni anno venivano date nel nostro teatrino e spesso esportate in piccole tournèe nelle parrocchie vicine. 

Le cronache della casa ne parlano sempre con entusiasmo e riportano i titoli di quelle operette: l'immancabile "Marco il pescatore", "Ma chi è?", "Una gara in montagna", "Il divo del cinema", "Do di petto"