Storia

Breve storia della nostra casa

Con fatale spontaneità doveva nascere, nel cuore d’un uomo e d’un prete l’idea di trovare un ambiente, di mettervi i giacigli e di raccogliere dalle tenebre – cattive consigliere e pessime coltrici – gli sperduti di tutte le vie, per vivere con loro, spartirne i crucci e cantar loro la ninna nanna della fede

Don Guglielmo Biasutti

Tutto ha avuto origine da umili cose e da grandi cuori, di cui la Provvidenza si è servita in questi 60 anni per dare all’opera uno sviluppo che sa di prodigio.
La radice ha un nome: don GUGLIELMO BIASUTTI, con il suo amore per Cristo e per i suoi poveri. E’ doveroso dedicare alcune righe a questa grande figura indimenticabile.

1932

Don Biasutti, giovane sacerdote della diocesi di Udine (nato a Forgaria del Friuli nel 1904) era: ormai una bella realtà nel patrimonio intellettuale diocesano: laureato in teologia all’Università Pontificia Lateranense di Roma e in filosofia all’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), svolge la sua attività in Udine come insegnante al Seminario e al collegio “Bertoni” e contemporaneamente come apprezzato conferenziere e predicatore. Gli si aprono, giovanissimo, le vie della carriera ecclesiastica, ma egli sente vivo il richiamo di un’altra vocazione: soccorrere i diseredati, gli ex-carcerati, i giovani abbandonati. E’ la Provvidenza che lo guida, ed egli si lascia condurre per mano pur con il suo carattere deciso e tenace. Si comincia con la “Messa del povero” organizzata dalle Conferenze di S.Vincenzo. Si passa all’affitto in città di un capannone con 40 letti destinati ai barboni senza tetto. Il “professore”, sempre continuando la sua attività professionale, condivide la vita dei suoi poveri, dormendo nel capannone in situazioni spesso drammatiche.

1939

1939 – Il sogno di don Biasutti si realizza: il 29 ottobre arrivano i Salesiani, con un sacerdote (don Davide Zampese) e due salesiani collaboratori. Prendono in mano l’opera, con lo stesso coraggio e la stessa fiamma di don Biasutti.
Qui dobbiamo lasciare la persona di don Biasutti per concentrarci sullo sviluppo della sua opera.

RAGAZZI BISOGNOSI E PROVVIDENZA

Dai primi 60 allievi e da un modestissimo primo nucleo di edifici, l’opera crebbe secondo due inconfondibili linee e caratteristiche: la scelta dei ragazzi bisognosi e la presenza tangibile della Provvidenza.
Essa le suscitò attorno una corrente di simpatia e di aiuto concreto e generoso, che si chiamò anzitutto lo stesso don Biasutti e la signora Bearzi, ma poi, solo per citare alcuni nomi, Dante Cavazzini, Dalla Mora Arturo, Zampieri Ermenegildo, De Antoni Umberto e Maria, Battaglia Ottavio, Giacomuzzi Luciano, la CRUP, e tantissimi altri, gente semplice e oscura che ha aiutato, e continua ad aiutare, il Bearzi nelle forme più impensate.

SCUOLA DI ARTI E MESTIERI

L’istituto “Bearzi” nei primi anni fu semplicemente un convitto per ragazzi poveri e abbandonati che frequentavano le ultime 3 classi elementari alla scuola “I.Nievo” di via Gorizia. Poi arrivò l’approvazione di una scuola elementare interna. Al completamento della 5° elementare, secondo l’ordinamento scolastico di allora, la scuola continuava o nella media con indirizzi vari, a cui si accedeva con un esame di ammissione, o nella scuola di Avviamento al Lavoro, senza esami, che si distingueva in due indirizzi: industriale e commerciale.
La scelta per il Bearzi fu quello industriale, ma, pur osservando le norme governative, fu messa in atto la caratteristica tipica della scuola salesiana: la scuola di Arti e Mestieri, che nei suoi 3 anni di corso preparava il ragazzo immediatamente al mondo del lavoro.

IN SINTESI

A partire dagli anni ’60, la vita “interna” del Bearzi subisce gradualmente una fase di apertura al territorio: nascono nuove esigenze ed accanto ai ragazzi “interni” arrivano gli “esterni”, cioè ragazzi che ogni pomeriggio rientrano nelle loro famiglie; tuttavia, rimane il clima di familiarità.

Negli anni ’80 avviene una completa apertura al territorio: la scuola rimane sempre in primo piano, ma viene creata la nuova parrocchia e l’oratorio per i ragazzi non legati direttamente all’ambiente scolastico. Ad una diminuzione dei confratelli salesiani, corrisponde un aumento dei collaboratori, sia professionali sia volontari, che collaborano pienamente alla gestione.

Lo sviluppo di alcuni dei settori principali dell’Opera, avvenne in questo modo:

  • Scuola Secondaria di primo grado: fu riconosciuta come Scuola Media Unica (e non più Avviamento) nel 1965; nel 1957 si era già aperta agli esterni, mentre nel 1988 si aprì alle ragazze, divenendo “mista”. A partire dal 2001, la Scuola Media G. Bearzi è tra le prime in Regione ad ottenere il riconoscimento di Scuola Paritaria.
  • Scuola primaria: nel 2000, per dar seguito alla riforma Berlinguer, si ritenne di rilevare la scuola elementare Renati (gestita dalle Suore Rosarie) al fine di impostare un ciclo unico di elementari e medie; all’interno del Bearzi vennero così ricavati gli spazi per la Scuola Elementare. Nonostante la cassazione della riforma scolastica, si proseguì nell’intento di istituire la Scuola Elementare, che entrò pienamente a regime con il ciclo completo quinquennale nell’anno scolastico 2002 – 2003.
  • CFP: il Bearzi si pone quale portatore di una tradizione legata all’Avviamento professionale ed alla tradizione salesiana della Scuola di Arte e Mestieri, iniziata con i Sarti (1940), i Calzolai (1941), i Falegnami (1943); anche dopo il riconoscimento della Scuola Media Unica nel 1965, il Bearzi ha continuato ed aumentato la propria attenzione verso la formazione professionale: pertanto, ai predetti laboratori che si spensero un po’ alla volta (nel 1959 i Calzolai, nel 1965 i Sarti e nel 1970 i Falegnami) si susseguirono i Meccanici (saldatori, tornitori, fresatori) nel 1957 e gli Elettromeccanici nel 1965. A partire dal 1956, il Ministero del Lavoro autorizzò la gestione del Centro di Addestramento Professionale (CAP): in tal modo, l’intera formazione professionale passava dalla competenza del Ministero dell’Istruzione a quella del Ministero del Lavoro; inoltre, nel 1978, il CAP si trasformò in CFP, demandando alle Regioni la responsabilità e l’organizzazione della formazione professionale. Negli anni, ai corsi di qualifica dell’indirizzo meccanico e di quello elettrico, si è aggiunto quello automotive; inoltre, accanto alla formazione professionale primaria, si sono aggiunti corsi di seconda formazione o di specializzazione.
  • ITI: l’Istituto, nato nel 2007, si sviluppa fin da subito come scuola paritaria nei due indirizzi, informatico e meccatronico.
  • Parrocchia San Giovanni Bosco: nel 1975, l’arcivescovo chiese ai salesiani del Bearzi di accettare l’animazione pastorale della zona; così, a partire dal 1 luglio 1977 venne canonicamente eretta la Parrocchia S. Giovanni Bosco, in relazione alla quale si sviluppano svariate attività catechistiche e caritative.
  • Oratorio: agli inizi degli anni ’80, la presenza di alcune associazioni del Bearzi aperte al territorio e la nascita della parrocchia, segnarono il sorgere dell’Oratorio don Bosco; in particolare, nel 1982 come oratorio di base (giochi, tornei, sala giochi al sabato e gite) e quindi dal 1983 con l’attività formativa, che negli anni coprì tutte le varie fasce di età. La visibilità dell’Oratorio a livello cittadino la si ebbe con la nascita ed il successo dell’Estate Ragazzi, a partire dal 1984.
  • Casa Famiglia: nasce nel 1995, in attuazione ad un voto salesiano, portando anche avanti quella che è la tradizione legata alla nascita stessa dell’intera Opera.

1934

Metà con offerte e metà a debito, don Biasutti compera una casa contadina con 6 campi in via Planis: i poveri oltre a un tetto avrebbero avuto la possibilità di sostenersi con il lavoro dei campi.
Il cuore è grande e spazia con la fantasia. Ma sono gli stessi uomini ad aprire nuovi orizzonti: “Professore, Lei per noi, per redimerci, perde tempo. Se ci avesse preso da giovani!…Faccia un istituto per ragazzi della strada”.
Nonostante la grande crisi degli anni ‘30, altri cuori generosi vengono travolti.
Sempre in via Planis c’è di fronte la ex-tenuta Mangilli, già adibita ad allevamento di cavalli, con una superficie di 16 campi e con 3 edifici in rovina.
La nobildonna MELANIA ANGELI ved.BEARZI compera per don Biasutti tutta la tenuta.

1937

Don Biasutti inizia la sua opera per orfani e la intitola a GIOACHINO BEARZI, il bambino che la signora aveva perso giovanissimo.
Gli orfanelli sono pochi, ma i problemi sono tanti e crescono man mano che anche il loro numero cresce: problema economico e più ancora problema del personale per seguire i ragazzi. Ci vorrebbe Don Bosco! pensa don Biasutti, e il santo di Valdocco diventa per lui quasi un miraggio.